Novecento è il titolo del romanzo di Alessandro Baricco, tecnicamente è un monologo teatrale racchiuso in sole 60 pagine o poco più pubblicato da Feltrinelli nel 1994. Così piccolo, ma così ricco di emozioni, a tratti anche ironico per la modestia del suo protagonista, può essere letto tutto d’un fiato. Sfogliandolo sembra di sentire il suono della musica jazz, che fa da sfondo a tutte le 62 pagine. Questo grazie al talento del suo autore capace di scrivere in modo elegante, semplice ma accattivante. Il libro ha ispirato un film "La leggenda del pianista sull’Oceano", diretto da Giuseppe Tornatore, uscito per la prima volta 1998. Di solito i film tratti da romanzi non sono in grado di rappresentarli al meglio, ma non in questo caso. Il regista è stato molto attento ai dettagli narrativi. Il monologo narra la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Ancora in fasce viene abbandonato nel transatlantico Virginian, per poi essere trovato su un pianoforte da Danny Boodman, un marinaio di colore che gli farà da padre fino all'età di otto anni, lasciandolo ancora una volta orfano. Egli non è mai sceso sulla terra ferma, l’oceano diventa la sua casa. Inizia a suonare il pianoforte, nessuno sa dove ha imparato, ma le sue mani sfiorano delicatamente i tasti di quello strumento dando vita ad una suono melodioso; così diventa il più grande “pianista sull’Oceano”. Incontra poi il narratore della storia, anche lui musicista, assunto come trombettista sul Virginian. I due danno vita ad una lunga e solida amicizia … Il tema di fondo del romanzo riguarda tuttavia la difficoltà di prendere una decisione, di SCEGLIERE. Il protagonista, infatti, pur di non scendere dal piroscafo su cui ha trascorso tutta la sua esistenza decide di dare spazio alla fantasia e all‘immaginazione. Novecento vive per la musica e per il mare e dedicherà tutta la sua vita a questi due compagni di viaggio, fino alla fine, senza neanche preoccuparsi di creare una vera vita intorno a lui, dei veri luoghi da visitare e delle vere persone da amare. Scelta su scelta, dalle più banali alle più grandi, vanno messe insieme come piccoli mattoni; è così che si vive, questo l ‘ho capito grazie a Novecento!
Nicholas Charles Sparks è uno scrittore statunitense
nato nel 1965 a Omaha, in Nebraska. Una delle sue opere che abbiamo considerato
maggiormente interessanti è “Le parole
che non ti ho detto”, pubblicatonel 1998. L’anno seguente vince il “Premio
selezione bancarella”. Nello stesso anno
arriva nelle sale il film con la partecipazione
di una grande star come Kevin Kostner.
Theresa ha divorziato dal marito David a causa
dell’infedeltà di quest’ultimo. Pur essendo una donna molto attraente, è madre
e per questo non ha trovato ancora l’uomo adatto che ami sia lei che suo figlio
Kevin. Si trova da sola tra i tanti
impegni della vita: prima di tutto il figlio, al quale dedica tutta la sua esistenza
e poi alla rubrica settimanale che scrive per il “Boston Times”. Il romanzo
inizia durante le vacanze estive. Mentre Kevin è col padre e Theresa si gode la
settimana di vacanza e trova una bottiglia sulla spiaggia. All’interno c’è una
lettera scritta da un certo Garret alla moglie morta, Catherine. Theresa viene
talmente toccata e commossa da quelle parole che decide di pubblicarle nella sua rubrica. Il suo articolo diventa
famosissimo in tutta Boston e,
attraverso le lettere e le telefonate delle ammiratrici, trova altre due
lettere scritte da Garret. A questo punto inizia delle ricerche e scopre il
luogo in cui vive. Spinta dal suo capo Deanna, prende un aereo e atterra a
Wilmington, North Carolina. Qui incontra l’uomo delle lettere e inizia una passionale,
ma complicata storia d’amore con lui. Purtroppo Garret non è riuscito a
dimenticare completamente la sua amata Catherine e sarà proprio questo il
problema centrale della relazione.
Consigliamo la lettura di questo libro coinvolgente
ed entusiasmante perché tratta di argomenti molto profondi come il fatto che
tutto prima o poi ha una fine, ma è proprio questo che rende quella cosa unica.
Inoltre sottolinea che qualunque sia il dolore che una persona debba
affrontare, bisogna sempre avere la forza di andare avanti e non lasciarsi
abbattere.
L’Orient-Express occupa un posto fondamentale
nell’immaginario collettivo degli appassionati di letteratura poliziesca. Il
libro di cui parleremo, come avrete probabilmente già capito, è Assassinio sull’Orient-Express, della
famosissima scrittrice Agatha Christie. Il libro ha visto la luce nel 1934 e ancora oggi rappresenta il fiore
all’occhiello della compagine di romanzi polizieschi. Composto da 215 pagine,
il capolavoro di Agatha Christie ha come protagonista l’impareggiabile Hercule
Poirot, un investigatore belga di fama mondiale chiamato a risolvere un delitto
scomodo a bordo del famosissimo treno.
Durante un viaggio di lavoro Poirot incontra un suo vecchio
amico, un certo signor Bouc, direttore della compagnia internazionale dei
Vagoni Letto. I due hanno giusto pochi giorni per ricordare i vecchi tempi
prima che la morte di un certo Samuel Edward Ratchett sconvolga i loro piani.
Arriviamo al delitto: un ricco uomo americano in viaggio
d’affari di nome Samuel Edward Ratchett, dietro cui si cela il latitante
Cassetti, già responsabile della morte della piccola Daisy Armstrong, viene trovato morto nello scompartimento di
fianco a quello dell’investigatore Poirot. L’indomani, quando viene scoperto il
cadavere, Poirot e il dottor Constantine, in quel momento a bordo del treno, si
recano ad ispezionare il luogo del delitto e il cadavere dell’uomo.
In questa circostanza Poirot nota un foglio bruciato sul
comodino dell’uomo, che però aveva conservato una parte di esso ancora intatta,
quella più importante, quella che svelava la sua reale identità. Una volta
appurato che l’identità di Ratchett risponde a Cassetti, ecco che i pezzi di
questo complicatissimo puzzle cominciano ad essere più chiari. Seguono numerosi
interrogatori ai passeggeri del treno che, però, non svelano molto di più.
Dunque alla fine la mente geniale di Poirot produce due
interessanti ipotesi, entrambe alquanto veritiere. Solo una di queste, però, porta
direttamente al nome dell’assassino … (che qui non sveleremo!)
Molti sono i momenti in cui la grande creazione di Agatha
Christie, ovvero Poirot, esegue ragionamenti geniali, che a persone normali
come Bouc risultano privi di fondamento, e che a volte sembrano rasentare la follia.
In realtà, però, tali ragionamenti alla fine si rivelano parte fondamentale per
la risoluzione del caso.
Noi del LeviLab consigliamo la lettura di questo fantastico
libro, perché è coinvolgente e a tratti anche simpatico, costruito attraverso una
trama ben sviluppata. Inoltre, come è consuetudine da parte di Agatha Christie,
il finale a sorpresa lascia il lettore senza fiato anche perché non chiarisce
tutti i punti della vicenda in questione lasciandoli irrisolti e incredibilmente avvolti nel mistero.
Questo
libro parla di un gabbiano che si sente diverso dagli altri del suo stormo.
Jonathan desidera imparare tutti i trucchetti per poter perfezionare il suo
volo, pur rischiando di rimanere solo e di essere allontanato dallo stormo.
Questa sua passione però non è compresa né dai genitori né dagli amici, che con
il tempo cominciano ad escluderlo dallo Stormo Buonappetito.I genitori afflitti cercano di far
capire al figlio l’importanza del cibo e che facendo così potrebbe ridursi a
penne e ossa.
Il
gabbiano cerca di essere uguale agli altri, ma invano. Lui non riesce a pensare
a come sarebbe la sua vita volando solo per mangiare. Così decide di
perfezionare ancor di più il suo volo, facendo acrobazie che nessun gabbiano
fino ad allora aveva mai fatto. Però questa sua passione lo porta all’esclusione
dallo Stormo Buonappetito, perché il consiglio degli anziani lo considera un
reietto.
Una
volta fuori dallo stormo, il protagonista continua nella sua impresa e
trascorre tutto il suo tempo ad esercitarsi. Un giorno mentre si esercita
incontra due gabbiani candidi come la luna e dalle piume splendenti, che lo
convincono ad andare con loro nel paradiso dei gabbiani per perfezionato il suo
volo.
Qui
incontra Sullivan, che oltre ad
essere suo amico, gli insegna alcuni trucchi per volare meglio e gli fa capire
il significato della vita. Jonathan apprende velocemente, ma sente il suo corpo
come un limite per raggiungere il suo scopo, così va da uno dei più anziani
gabbiani, Ciang, a chiedere di
insegnargli a volare alla velocità del pensiero per riuscire ad oltrepassare l’Hic et Nunc, cioè il “qui ed ora”.
Il
gabbiano apprende così anche la tecnica insegnatagli da Ciang, che passa però nel
paradiso superiore lasciandogli un testamento dove spiega che “l’importante per
raggiungere la perfezione non sta nel volo, ma nel cogliere il segreto
dell’amore”.
A
questo punto Jonathan decide di ritornare a casa per insegnare quello che ha
appreso allo Stormo Buonappetito, ma mentre sta ritornando a casa incontra un
gabbiano reietto molto simile a lui, Fletcher,
il quale diventa suo discepolo. Quando finalmente torna dalla sua famiglia
tutti quanti considerano le doti di Jonathan divine e ne restano affascinati, ed
è proprio in quel momento che Jonathan Livingston capisce quale sia la strada
da seguire …
Questo
libro, anche se molto breve, è pieno di significato perché ci insegna molte
cose della vita. Ci è piaciuto molto il modo in cui l’autore scrive e
soprattutto alcune frasi come: “Non dar
retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò
che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora
imparerai come si vola”. Questa frase fa riflettere. Se noi provassimo a
cancellare “vola” e ad inserire “vive” potrebbe essere un ottimo consiglio per
tutti noi.
Questo
libro, quindi, fa capire soprattutto che nella vita bisogna essere così come si
è, e non cercare in tutti i modi ad assomigliare ad altri, anche rischiando la
solitudine, proprio come il protagonista di questo romanzo.