innovazione è cambiamento che genera progresso umano

mercoledì 1 luglio 2015

la Notte prima degli Esami di MARIANNA: "L'Acqua che scorre, la vita che passa"



L’immagine che ho deciso di utilizzare come sfondo per il mio percorso raffigura la fontana di Puerta del Sol a Madrid. 
E’ guardando questa fontana che ho pensato alla frase: L’ACQUA CHE SCORRE LA VITA CHE PASSA. Questa frase, per me, simboleggia  una sorta di CARPE DIEM, e metaforicamente l'ho usata per parlare dello scorrere del tempo, simboleggiato in questo caso dall’acqua, che è inesorabilmente in relazione con il passare della vita. 
L’uomo ha bisogno del tempo, dipende da esso. 
Spesso si fa una corsa contro il tempo poiché è davvero poco e le cose da fare sono davvero troppe. L'obiettivo è quello di riflettere sul passare del tempo e su come le cose cambino inesorabilmente, anche se in modo graduale: “se davvero le cose cambiano inesorabilmente, perché l’uomo è sempre più concentrato su situazioni e su avvenimenti futili? Perché non inizia ad aprire gli occhi e a ‘guardare’ quello che davvero accade nel mondo?”.
A quanto pare il tempo potrà continuare a passare, ma le cose nella nostra società continueranno a non cambiare. 
Si deve sempre cogliere l’attimo, dobbiamo fare ciò che desideriamo e, anche se la società non cambia, NOI abbiamo il potere e gli strumenti per poter cambiare le cose e, quindi, per renderci e per rendere agli altri la vita migliore, anche se solo per poco “TEMPO”.

la Notte prima degli Esami di IGEA: un pensiero per noi!

Non avrei mai pensato di dirlo sul serio ma .. è stato un viaggio davvero emozionante!

In questi cinque anni ho conosciuto delle persone speciali, profonde, sincere anche nei loro difetti, i loro sbagli, le loro dimenticanze, i loro giudizi.

Ho conosciuto una seconda famiglia che mi ha accompagnato nel viaggio della mia crescita personale... chi più, chi meno, chi nel bene, chi nel male è riuscito a darmi qualcosa di unico e speciale che mi ha segnato, mi ha insegnato a credere nei miei sogni, a lottare contro il mondo per realizzarli, a lottare contro me stessa per formare la mia identità che sarà quella che a breve dovrò affrontare quando sarò fuori dalle vostre comode e calde braccia che mi hanno "cullato" durante il mio percorso ... mi hanno fatto sentire a casa anche nel disagio, mi hanno fatto imparare a sbagliare nella stessa misura in cui mi hanno insegnato a cercare di riparare ai miei tanti errori, con le mie forze ed assumendomi le mie responsabilità.

Questa 'Big family' che si chiama VBL mi ha dato più di quanto potessi immaginare, più di quanto potessi aspettarmi ... come sempre e soprattutto nelle situazioni più difficili questa grande squadra è riuscita ad alzare l'asticella del mio piccolo ed acerbo bagaglio personale d'esperienza, imparando ogni giorno e sempre di più qualcosa di nuovo: la speranza di un futuro migliore, la caparbia ricerca dei propri sogni, la lotta contro le difficoltà, la presa di coscienza di sé, l'assumersi le proprie responsabilità, la temerarietà che serve per riuscire a realizzarsi in ogni minima cosa, il lavoro di squadra, la convivenza , la gentilezza, l'umiltà, l'amore ed una lista interminabile di tanti altri valori che forse il solo e proprio nucleo familiare non è capace di donarci.

Insomma, 'Big family' vi urlo: GRAZIE A TUTTI con il cuore!

Condividiamo gli ultimi sforzi insieme con la gioia di affrontare un nuovo mondo al di fuori di questo nostro piccolo nucleo e la tristezza di separare le nostre strade dopo così tanto tempo passato insieme, ma di voi sicuramente porterò nel mio cuore i ricordi migliori in assoluto della mia vita ... voglio bene a tutti!


Igea

martedì 30 giugno 2015

La Notte prima degli esami di MARIKA: "MoNstrum"





"Idiota è chi è diverso chi pensa e parla diversamente dalla maggioranza"
A. Gramsci





Nell’etimologia greca e latina, il termine “monstrum” indica essenzialmente un segno divino, un prodigio. Il mostro, nel significato originario, è l'apparire, il manifestarsi, il mostrarsi improvviso di qualcosa di straordinario, di divino, che viola la natura e che è un ammonimento e un avvertimento per l'uomo. Il presagio suscita un senso di meraviglia e di stupore e può essere fasto o nefasto, generando perciò rassicurazione o spavento. L'evoluzione semantica delle parole τέρας e monstrum rivela che il solo significato che sussiste sempre è "ciò che esce dal comune", l'"essere straordinario", specialmente nel significato di essere anormale, contrario alle leggi della natura.

Si tratta di una tematica cara alla letteratura di tutti i tempi, sia italiana che straniera, e porta con sé un altro importante tema: il diverso.

Per parlare di “diverso” dovremmo almeno partire da ciò che invece non lo è, ciò che viene generalmente definito “normale”: innanzitutto dovremmo renderci conto che essere normali vuol dire semplicemente stare nella norma, ovvero aderire al comportamento più comune, non certo, per questo, naturale, “giusto” o lecito. Se, ad esempio, vivessimo in una società in cui vige la pena di morte, tale condanna sarebbe “normale”, e diverso sarebbe considerato chi invece ne vorrebbe l’abolizione.
Spesso, invece, finiamo per fraintendere ciò che è normale come qualcosa di corretto, giusto, “naturale”, relazionandoci con le con le persone e le situazioni che si discostano da questa normalità in modo diffidente e a volte anche aggressivo.
Il bisogno di sentirci sicuri è uno dei punti fondamentali per un essere umano, e già Maslow aveva elaborato una teoria dei bisogni, negli anni Settanta, in cui poneva alla base delle necessità umane il senso di sicurezza e protezione. Ciò che è diverso, coloro che escono fuori dalla norma, rappresenta un’incognita, qualcosa di sconosciuto e, quindi, potenzialmente pericoloso. Il nostro bisogno di sicurezza ci spinge a diffidare e ci porta anche a temere ciò che non conosciamo e comprendiamo. Questo significa che la paura del “diverso” è un istinto naturale dell’uomo?

Non credo proprio: significa invece che è una reazione alla mancanza di conoscenza verso ciò che abbiamo di fronte a ciò che esce dagli schemi consolidati, alla routine, al comportamento delle maggioranze. L’ignoranza è ciò che alimenta la paura: temiamo le cose che non consociamo perché potrebbero farci soffrire. L'uomo tende a interpretare tutto quanto non rientra nella propria esperienza diretta o nel cerchio rassicurante della tribù come un pericolo, una minaccia anche mortale. Di qui i suoi atteggiamenti aggressivi, per cui il diverso e l'altro vengono intesi come un nemico potenziale o reale.

Come dimostra "Frankenstein" di Mary Shelley non tutto quello che è diverso è potenzialmente pericoloso. Per cui il pregiudizio può cadere in errore, e precludere l'incontro, che a mio avviso è anche arricchimento.
Se vogliamo cambiare in positivo, se vogliamo migliorare noi stessi e anche la società che ci circonda, dobbiamo iniziare con il cercare di capire e comprendere tutte le sue sfumature, tutte le particolarità; imparando a conoscere, e rispettare, verrà meno la paura. Madame Curie diceva “non c’è niente di cui aver paura, c’è solo da capire”, e sono convinta che se iniziassimo a guardare alle novità, qualsiasi esse siano, con un’apertura mentale volta a comprendere e accettare, potremo costruire una società migliore e pacifica per tutti noi.

La Notte prima degli esami di IMMA: "Viva la Vida ... una inesauribile sete di vita"



Il tema centrale del mio percorso si concentra intorno alla figura di una pittrice messicana, Frida Kahlonata Coyoacàn nel 1907, pochi anni prima della prima grande rivoluzione moderna in Messico nel 1910.




L'obiettivo del lavoro è quello di cogliere l'essenza di una società dilaniata dal dolore, attraverso la figura di questa donna il cui corpo, analogamente, fu  devastato dalle sofferenze fisiche in conseguenza di un gravissimo incidente. Vi è infatti una sorta di parallelismo tra le vicende della vita personale di Frida Kahlo e gli avvenimenti che il Messico visse quando lei era ancora una bambina, ignara di ciò che stava realmente accadendo nel suo paese. 
Nelle immagini di repertorio Frida  si presenta come un’affascinante dea azteca, che ci offre  attraverso i suoi dipinti un quadro chiaro non solo della sua vita ma anche del suo Paese, evidenziando il forte legame con le tradizioni e il folklore popolare.
Così come il popolo messicano è diviso in due dalla rivoluzione, allo stesso modo l’ anima di Frida è stata scissa in due parti dal dolore fisico, causato dall’ incidente, e da quello sentimentale, derivato dalla tormentata storia d’ amore  con il grande muralista Diego Rivera, che diede il suo contributo alla rivoluzione raccontandola attraverso i suoi celebri murales
Non c’è dunque da meravigliarsi se nonostante fosse nata qualche anno prima dello scoppio della rivoluzione Messicana, preferisse far risalire la sua data di nascita al 1910  dichiarandosi "figlia della rivoluzione", voleva quindi che la sua vita iniziasse con il Messico moderno. 

 Frida però non rappresenta solo l’immagine negativa di una società distrutta dalla sofferenza,  incarna l’umorismo e l’allegria, elementi tipici del popolo messicano e, soprattutto, dà voce ad un’inesauribile sete di vita che si presenta per la prima volta proprio quando tutto sembrava finire, cioè il giorno del suo tragico incidente, nel quale, il pullman su cui viaggiava fu distrutto e un corrimano le attraversò il corpo, condannandola a sofferenze infinite. Quel giorno stesso, quando un uomo le estrasse il corrimano dal corpo, lei diede un urlo atroce ... in quel momento stava urlando al mondo il suo VIVA LA VIDA.



Quella di Frida era una bellezza disarmante che forse non tutti riescono a comprendere a primo impatto, neanche attraverso i suoi autoritratti che sembrano rappresentare una donna  triste e sofferente, dall’ aspetto che lascia a desiderare, solo un’attenta analisi dei suoi dipinti riesce a rivelarci la sua autentica bellezza e la sua abilità nel trasformare il dolore in opere d’arte, in un secolo che è stato lo scenario di atrocità contro l’umanità. 
Con le sue opere è stata capace di dar vita ad una nuova concezione di bellezza che si identifica con la conoscenza di sé, dando un volto a uomini e donne che vivevano in un mondo in cui solo ciò che è oggettivamente bello meritava di essere guardato.

Notte prima degli Esami




Ci siamo quasi ... questo lungo viaggio durato 5 anni sta per giungere al capolinea.
Prima di lasciarci abbiamo deciso di salutarvi condividendo con voi la nostra 'Notte prima degli Esami".
Riflessioni, saluti, immagini, nozioni, stralci di percorsi animeranno queste ultime notti insonni fino alla data fatidica dell'8 luglio!




martedì 10 marzo 2015

Espero alegre la salida y espero no volver jamás



Il mio gruppo ha avuto un inizio un po’ traballante col progetto CLIL. Abbiamo ascoltato poco la consegna e di conseguenza, non sapendo bene come affrontare il lavoro, “abbiamo lavorato in modo rigido”!


Per l'esposizione vi suggerisco di preparare un’introduzione generale sulle forme di arte nate con la rivoluzione e poi potrete fare riferimento all'artista che ciascuno di voi pensa di approfondire. “

Da come si può capire dalle parole dell'insegnante (qui riportate per non indurci nuove distrazioni!) il progetto doveva riguardare artisti e forme d’arte durante la Rivoluzione. Quale rivoluzione? 
¡La mexicana! 




Tra gli artisti che potevamo scegliere di approfondire c’erano Diego Rivera, Frida Kahlo e David Siqueiros, tutti personaggi validissimi, sicuramente, ma personalmente non potevo che scegliere quello femminile. Qualcuno potrebbe ridere di ciò, ma credo che venga dato poco, anzi pochissimo spazio a quella che è la figura femminile nella pittura, nella letteratura e in altre forme d’espressione artistica. Non che non ci siano, assolutamente. E’ solo che spesso, a scuola, si tende a prendere maggiormente in considerazione “lo scrittore”, “il pittore”, “il poeta” e credo che questa scelta, anche se in modo insignificante e 'minuscolo', sia una rivalsa per questa donna, alla cui arte ho sempre guardato con occhio curioso, ma 'ignorante'!


Frida è stata una donna dalla complessa personalità, che è entrata nella leggenda sia come artista che come modello della femminilità, la cui visione del mondo è tanto potente quanto la forza con la quale riuscì a superare, sia il grave incidente che a diciotto anni le devastò il corpo, sia la tempestosa relazione con Diego Rivera, l’artista messicano più importante del XX secolo.

Carlos Fuentes, scrittore messicano dalla fama universale, nonché autore di “Gringo viejo”, “Los años con Laura Díaz” e “El espejo enterrado”, nell’introduzione del diario di Frida che abbiamo avuto la possibilità di sfogliare, ricorda come la sua figura maestosa fosse “anticipata dal rumore dei gioielli e dal silenzio magnetico”. La definisce Madre terra messicana, una Cleopatra sfiorita che nascondeva il suo corpo torturato, stretto nel busto ortopedico, sotto il lusso spettacolare de “los trajes tradicionales mexicanos” vale a dire sotto i vestiti tipici del suo “mestizaje”.

E’ possibile fare un paragone tra il corpo di Frida e le profonde divisioni all’interno del Messico rivoluzionario: un paese nato dalle sue stesse ferite, un paese smembrato, umiliato, un paese che tramite la Rivoluzione aveva ricordato a se stesso tutto ciò che aveva dimenticato del suo passato, e tutto ciò che voleva essere.


Se Diego Rivera dipinge la parte epica della rivoluzione, soprattutto quella che guarda alla sua storia e al suo passato, l’equivalente interno di questa rottura sanguinosa è qualcosa che appartiene di più a Frida: una donna distrutta, stracciata all'interno del suo corpo, proprio come il Messico è strappato nella sua pelle esteriore.


Frida nasce a Coyoacán nel 1907 nella celebre Casa Azul, dove morì. In Messico si dice che nascere e morire nella stessa casa è una benedizione, ma a quanto pare per lei non fu così. Frida era solita posticipare l’anno di nascita al 1910 per poter dire di essere nata nel pieno della rivoluzione messicana. Già questo sottolinea il suo carattere singolare. Studiò presso la “Scuola nazionale preparatoria” dove conobbe Diego al quale era stato commissionato un murales. Furono questi gli anni della sua ribellione giovanile, gli anni de Los Cachuchas.

Tutto era destinato a cambiare il 17 settembre 1925: “... e la città che Frida tanto amava e tanto temeva l’attaccò senza pietà. Nel settembre del 1925 un tram si scontrò contro il veicolo nel quale viaggiava, le ruppe la colonna vertebrale, il collo, le costole, il bacino. La sua gamba malata soffriva ora undici fratture. La sua spalla sinistra rimase per sempre slogata e uno dei suoi piedi irreparabilmente lesionato. Un passamano le penetrò la spalla e le uscì per la vagina. Allo stesso tempo l’impatto dell’auto lasciò Frida insanguinata e nuda però coperta di oro. Spogliata dei vestiti, il corpo nudo di Frida ricevette come un fiume fantastico la pioggia di polvere d’oro che un artigiano portava a lavoro. Fu possibile per questa donna dipingersi come nel poema di Yeats << una terribile bellezza, totalmente trasformata>>" (C. Fuentes)




Fu questo uno dei momenti fondamentali, sebbene terribile, della vita dell’artista poiché fu proprio a partire dall’incidente che iniziò a dedicarsi a quella che sarebbe stata di lì a poco una delle produzioni artistiche che meglio rappresentano il cuore del suo paese. E’ possibile costruire la biografia di Frida e del suo tempo,  partendo dai suoi quadri poiché ad ogni evento corrisponde una o più composizioni, come quelle prodotte negli anni “statunitensi” o dedicate al partito comunista messicano con il quale ebbe un rapporto di odio e amore.



 


A causa dell’incidente dovette subire numerosissimi interventi chirurgici che si sommavano al dolore procurato dai vari tradimenti da parte di Diego, che, sì, la voleva tipicamente messicana e pretendeva che Frida avesse rapporti con donne “per essere il suo unico uomo”, ma allo stesso tempo la umiliava intrecciando una storia d’amore con la sua stessa sorella.

Nel 1953 ci fu la sua ultima esposizione, organizzata al Palacio de Bellas Artes de la Ciudad de México alla quale, per gravissimi problemi di salute, l'artita arrivò in ambulanza scatenando la sorpresa e l’ammirazione di tutti i partecipanti. L’anno seguente, invece, subì l’amputazione alla gamba che le risultò fatale. Nel luglio dello stesso anno Frida ci lasciava, non prima di aver terminato l’ultima opera dalla quale abbiamo preso spunto per il nome della nostra presentazione: Sandías «Viva la Vida»

E’ proprio questo ciò che più abbiamo apprezzato di Frida: una farfalla che apre le sue ali solo per essere punta una e un’altra volta, una e un’altra volta fino a che il dolore e la fine del dolore coincidano con la morte ... una figura che, nonostante tutto tutto il dolore e la sofferenza, ci lascia come strenue sostenitrice della vita stessa.


 


"Espero alegre la salida y espero no volver jamás ... FRIDA"

luca b.



lunedì 2 marzo 2015

"Los años con Laura Díaz" de Carlo Fuentes

La Revolución, en esencia un paso del no ser, o del ser enajenado, al ser para sí, fue el acto mismo de ese descubrimiento [el de México por sí mismo]: los actos coinciden con las palabras y la apariencia con el rostro: la máscara cae y todos los colores, voces y cuerpos de México brillan con su existencia real. Un país dividido en compartimientos estancados entra en contacto con sí mismo. (Fuentes, 1972)

La búsqueda de la identidad que se expresa con una voz autónoma es el hilo conductor de toda la novela, y la Laura madura del final es el resultado de una experiencia de vida compleja, enriquecida por el contacto fértil y variado con los protagonistas de este gran retablo de la Mexicanidad.

 


Un tema central es la relación de la protagonista con la Historia, que es una presencia constante en la novela. Laura es una testigo de los principales acontecimientos que cambian su país a lo largo del siglo XX. Además, conoce también la situación europea antes de la Segunda Guerra Mundial, la Guerra Civil Española, los exiliados de esta guerra y años más tarde la víctimas del macartismo en los Estados Unidos de los años cincuenta. Los horizontes de la novela son entonces bastante amplios, aunque el eje del atención es siempre México. El contacto con la Historia le ofrece a la protagonista ocasiones constantes para interpretar la realidad, creando un bagaje de impresiones que será determinante para el desarrollo de su propia actividad artística. Además, la presencia de la Historia en la novela permite entender la relación de especularidad que se establece entre Laura y México, ya que evidencia el paralelismo entre la evolución personal de la protagonista y la colectiva de su país.

La Revolución es el gran acontecimiento que influencia todo el siglo, después del cual hay que definir y renegociar la fisionomía del país, proceso que se desarrolla entre muchos errores y dudas. La historia de Laura, con su dificultades en encontrar una forma, es una representación simbólica de lo que ocurre contemporáneamente en México: Laura tiene que encontrar su posición en la sociedad, pero la sociedad misma tiene que encontrar una manera de definirse. También la estrecha relación con los orígenes y con el pasado que caracteriza la vida de Laura es una reproducción de la atención al pasado propia de México, donde la historia se refleja en el mito y este último se convierte en un punto de referencia constante.